… è che mi mancate, mi manca l’isola, so che può sembrare snob ma mi manca anche la qualità delle persone, non che non ce ne siano anche qui ma ancora non le ho incontrate quelle persone che sono avanti, che ti spingono in avanti, che non siano umiliate da una realtà che ritengono di non poter cambiare, persone che non ci credono più. Mi mancate, mi manca il vostro essere nel mondo, rendere vicine le realtà che pure indossiamo, che beviamo, che sfruttiamo, rendere loro giustizia anche solo così, avvicinandole.
Mi mancate e non riesco ancora ad immergermi nella mia terra martoriata, bello guardare il mondo da una città ricca, dove trovare lavoro dipende solo dalle tue capacità, dalla tua volontà, bello guardare il mondo dall’alto.
Qui è come essere scesa di qualche scalino, dentro il problema, qui siamo paese di frontiera, di sottosviluppo, di diritti negati, di povertà che si vede e si tocca.
Ed è difficile recuperare le giuste distanze, sentire di nuovo addosso, a pelle, che la mafia è dentro ogni tuo gesto, ogni tua giornata, che le assenze dello Stato sono colpose, gravi, qui è come essere nella parte malata di questo nostro paese e di questo grande errore che è la logica del profitto, del più forte, del più crudele.
Vivere sulla propria pelle la sensazione che non c’è più futuro possibile, paesi che si svuotano, famiglie che si spezzano, che si spargono nel mondo, genitori che spingono lontano da sé i figli, che restano soli a custodire ricordi.
Mi mancate, mi manca l’isola …
Tasti, caro diario
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