Giorni che sono nei passi sulla pietra
del selciato. Nella gente che passa
assieme allo sguardo che ne fissa la scomparsa,
il viola del glicine, corso
dal vento, che si aggrappa al mattone bruciato.
Volti mescolati con la folla silenziosa

delle foglie che cadono, portate
da un soffio di vento in mezzo ai tavoli, fra di noi
che stiamo fermi senza parlare. Senza
niente da aggiungere al silenzio della luce
che precipita tra un gruppo di tortore
sopra i tetti, come dall’alto

nei pensieri – specchiata sull’acqua
dei bicchieri – la ferita azzurra del cielo.
Un cielo più presentito che visto.
Che un minimo gesto della mano basta
(girando distratta il cucchiaino)
per infrangere contro i bordi di vetro.

Ivan Crico, Giorni (Zorni)

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