[Disaggregati] Ancora una nota [sul V-Day e la casta]
di Gianni Cuperlo [via BrodoPrimordiale]
[…] Cresce il numero di chi ritiene che “la misura sia colma” e che l’inabilità di una classe dirigente a moralizzare se stessa per moralizzare il Paese sia talmente evidente da scatenare in moltissime persone l’ansia e il desiderio di una rottura. Di una liberazione dal giogo. In questo senso Grillo funziona da detonatore. Crea le condizioni della rivolta (o della protesta). Come, su un piano diverso, hanno fatto Stella e Rizzo col loro libro. E’ tale l’esasperazione che in tanti sono alla ricerca di uno sbocco, di una via per farsi sentire. La discussione (tra il politico e il sociologico) a questo punto potrebbe vertere su quale sia il livello effettivo di saturazione. Nel senso che alcuni possono dedurre dal fenomeno Grillo che siamo alla vigilia di una reazione popolare e diffusa. Altri magari sperano che il fenomeno (per quanto clamoroso) si riduca col tempo […]
Mah, in primo luogo conviene ricordare che questo sentimento di fondo (una sfiducia diffusa, spesso caustica) è molto, molto radicato nella storia del Paese. L’altra sera ho rivisto i primi due episodi de “I Mostri”. Nel primo Tognazzi è la maschera dell’italiano furbo e trafficone. Porta il figlio alle giostre e passa avanti fingendosi invalido di guerra. Prima di superare la coda al semaforo col trucco del fazzoletto bianco e del malato a bordo si rivolge al bambino che gli è seduto di fianco e commenta un paio di manifesti elettorali (mi pare della Dc). “Sai chi sono quelli” gli chiede. “Sono i politici. E sai dove stanno? Stanno in Parlamento. Anche se oggi si chiama Pappamento”. Era il 1964. Togliatti era morto da pochi mesi. Ma c’erano Moro e Nenni. Pertini, Ingrao, Berlinguer. Eppure… la battuta sul Pappamento c’era già. E rifletteva uno spirito. Un modo di vedere lo Stato, le regole, la politica […]
Personalmente credo sia velleitario pensare di sanare la ferita coi cerotti. E capisco (ma non mi entusiasma) la soluzione retorica (le persone rifiutano “questa” politica e “questi” partiti, ma la buona politica etc etc etc). Non perché sia sbagliato il concetto, ma perché non basta. Mentre noi abbiamo bisogno (il Paese ha bisogno) di una terapia più completa. […]
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